Roma Qualcuno gli suggerisca
di fare marcia indietro. Qualcuno
gli spieghi che l’effetto annuncio,
lanciato magari per mettere
il cappello del Pd sulla protesta
degli studenti, rischia di
trasformarsi in un boomerang.
Qualcuno gli dica che in molti
sorridono all’idea di chiamare
gli italiani a pronunciarsi sul maestro
unico, o peggio, sul grembiulinosìono.
Qualcuno gli faccia
notare che ad appoggiarlo,
oltre alla sinistra che si agitava
nell’Unione, la stessa con cui ha
evitato accuratamente a suo
tempo di allearsi, c’è pure un tale
Antonio Di Pietro, mentre il
corteggiato Pier Ferdinando Casini
non ci pensa minimamente
a raccogliere le firme. Qualcuno
gli ricordi che nel suo partito
a storcere il naso non sono in
due o tre.
Insomma, qualcuno salvi il segretario
Walter.
Anche perché,
a fare «marameo» all’idea di voler
abrogare con lo strumento
consultivo alcune parti della futura legge Gelmini,
adesso sono
pure i padri (e le madri) indiscussi
del referendum. Ovvero,
i radicali. Gli stessi che siedono
in Parlamento, tra l’altro, tra i
banchi del Pd. A commentare
così,infatti, l’iniziativa di Veltroni,
è la senatrice Emma Bonino:
«Va benissimo, ma ci avete raccontato per 30 anni che i referendum
si fanno sulle grandi questioni
di principio. Quindi non
andavano bene quelli su giustizia
ed energia. E oggi, su cosa lo
facciamo, sul grembiule?».
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303150
